La comunicazione tv e social nel Non Profit

La scorsa settimana è stata presentata un’importante ricerca promossa da Mediafriends (la Onlus di Mediaset, Mondadori e Medusa), e realizzata dall’Università IULM.

“Spot e Post del Terzo Settore. Modelli e prospettive della comunicazione sociale”: tema particolarmente attuale con cui tutti gli operatori del non profit devono “fare i conti” nelle loro attività quotidiane.

Un escursus che ha analizzato gli ultimi 30 anni di comunicazione nel terzo settore. Dagli spot di denuncia degli anni ’90 alle campagne sociali di inizio Millennio basate su valori altruistici e su un linguaggio responsabilizzante, fino agli ultimi 10 anni che hanno proposto un modello comunicativo rassicurante e gratificante. Diversi linguaggi per diversi messaggi a seconda del momento storico. L’analisi ha anche coinvolto le pagine Facebook e i canali Youtube,  mostrando alcune piccole differenze tra comunicazione televisiva e digital.

Gli anni novanta sono stati contraddistinti dalla paura delle conseguenze tragiche di una scelta sbagliata con particolare attenzione verso l’individuo quale possibile vittima di dipendenze (fumo, alcol, droga), utilizzando un linguaggio di denuncia. Il duemile ha visto, invece, la valorizzazione dell’altruismo, l’interesse per “l’altro” a favore di ambiente e territorio, adozioni a distanza e della prevenzione con un linguaggio dal tono più sentimentale.

Dal 2007, con la crisi economica. ad oggi si assiste a un ritorno all’individualismo con una partecipazione sociale e solidale fatta di un altruismo fine a se stesso. Un linguaggio rassicurante e gratificante, ha stimolato un incontro diretto tra emozione e azione (il donatore partecipa attivamente con azioni estemporanee e poco impegnative come l’invio di un SMS).

Dal mondo delle aziende, la cultura del branding si è fatto sempre più spazio nella comunicazione sociale puntando sullo storytelling che racconta le storie dei soggetti protagonisti con un linguaggio realistico.

Anche attraverso il web si è registrata la sempre più evidente necessità di dare costantemente conto delle attività svolte e dell’impegno quotidiano, al fine di rassicurare e accrescere la fiducia da parte delle persone.

La presenza del pulsante “Fai una donazione” su Facebook, infine,  va accentuandosi sempre più, incoraggiando comportamenti immediati. Ma c’è ancora tanto da fare, considerati i poco elevati tassi di engagement registrati.

 



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