Gli enti di Erogazione a sostegno delle organizzazioni e non dei progetti

Nel mese di marzo 2018 Carola Carazzone, segretaria dell’associazione nazionale degli enti di erogazione Assifero, ha lanciato una nuova visione dell’operato degli enti di erogazione affinché siano a sostegno delle organizzazioni e non dei progetti.

A distanza di due anni, in piena emergenza Corona Virus, l’argomento ritorna in auge suscitando le reazioni (positive e negative) di illustri protagonisti del mondo della filantropia (e non solo), tra i quali Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con il Sud che ha lanciato un appello al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale Provenzano

NonProfitLab sin da subito ha condiviso la visione di Assifero, facendo tesoro dell’esperienza pluriennale del proprio staff che opera principalmente nei territori del Sud Italia. Nel meridione il terzo settore  è ancora, per molti versi,   considerato funzionale alla politica ed i progettisti sociali assumono il ruolo di “investitori” (che con il proprio lavoro partecipano al rischio d’impresa), remunerati solo ad effettiva erogazione del finanziamento.

La  logica del progetto trasforma le imprese sociali in progettifici, distraendole dalla propria mission, riducendone la potenzialità d’impatto. Gli ETS  rischiano quindi di privarsi del ruolo di innovatori e generatori di nuovi percorsi di inclusione non contemplate nelle “gabbie della programmazione a bando”, rinnegando così  la propria natura.

Ciò premesso, vogliamo offrire il nostro contributo nell’esaminare alcuni elementi che, a nostro avviso, sono strettamente connessi alla visione condivisa da Assifero:

  • Impatto sociale, bisogni e territori. La misurazione d’impatto sociale di in intervento, non può prescindere dalle condizioni proprie in cui è stato attuato. Vanno considerati: il contesto territoriale, la natura e la rilevanza del bisogno e l’ente attuatore.
  • Costi di struttura degli ETS: non sono paragonabili a quelli delle imprese profit. Sono di gran lunga più alti sia per la necessità di rispondere ad esigenze speciali dei destinatari dei servizi  con soluzioni spesso “sartoriali” che, sovente, per l’insufficiente preparazione del management degli ETS nello strutturare un adeguato controllo di gestione;
  • Trasparenza: questo valore porta con se una “duplice prospettiva”. Laddove prevale la cultura del sospetto, la trasparenza è un ostacolo, un elemento che rallenta lo sviluppo economico e sociale. Laddove, invece, rappresenta un presupposto per instaurare rapporti strategici, costituisce uno dei motori di sviluppo e crescita.

Alla luce di ciò, gli enti di erogazione (grazie alla propria visione strategica ed alla libertà operativa) possono affermare il proprio ruolo strategico. Diventare portatori di risorse economiche, di formazione, di buone prassi, know how e networking necessari per innestare processi di innovazione sociale che tanto fanno bene ai singoli territori ed agli enti del terzo settore, favorendone la presa di coscienza, di identità e potenzialità.

Ma come dare  braccia a questo potenziale di sviluppo? Per questo possono essere di supporto i progettisti sociali ed i professionisti che affiancano o lavorano all’interno degli ETS sui vari territori. Strutturare un network nazionale di professionisti  nel terzo settore con i quali impostare un’azione di scouting per individuare ETS ad elevato potenziale di impatto sociale per:

  • CONOSCERE grazie agli ETS i bisogni sociali e le sfaccettature degli stessi in relazione ai territori in cui operano
  • AVVIARE con gli ETS  un percorso di dialogo costante, accreditamento e costruzione di relazioni di fiducia
  • SOSTENERE gli ETS individuati con tutte le risorse che gli enti di erogazione possono mettere a disposizione ( economiche, networking, competenze, social innovation,…)

potrebbe essere una delle soluzioni per dare il via ad un processo di cambiamento. Un cambiamento di prospettiva che vede al lavoro Fondazioni, professionisti ed ETS in sinergia e che può costituire un reale motore di ripartenza del nostro paese  nell’era post Covid 19. 

 

 



Lascia un commento