Fare fundraising con le fondazioni

Di famiglia, di impresa, di comunità, bancarie; di erogazione, operative o miste. Queste le principali caratteristiche della costellazione delle oltre 6000 fondazioni presenti sul territorio nazionale, alle quali si aggiungono le numerose fondazioni straniere che hanno deciso di investire le proprie risorse sul territorio italiano.

Le fondazioni non sono semplici finanziatori, ma oggi costituiscono un “nuovo soggetto politico” in grado di delineare ed influire in maniera importante sullo sviluppo di nuovi modelli di innovazione sociale, supplendo spesso alle défaillance  del sistema pubblico.

Le fondazioni, soprattutto quelle di erogazione, costituiscono un importante stakeholder in una strategia di fundraising.

Cosa significa lavorare con le fondazioni?

Innanzitutto avere le idee chiare su chi siamo e cosa vogliamo realizzare. In secondo luogo conoscere bene il nostro interlocutore, le attività sostenute e le modalità di comunicazione istituzionale e non. Trasparenza, empatia e  correttezza delle informazioni sono i principi cardine di questo lavoro.

Come per ogni cosa, però, anche il lavoro con le fondazioni ha pro e contro.

Tra i pro  sicuramente tempi certi, modalità di interlocuzione chiare e puntuali; possibilità di finanziare costi spesso non ammessi (ex. ristrutturazioni, veicoli… ). Inoltre, oltre ad erogare risorse economiche, offrono sempre più percorsi di consulenza ed accompagnamento per lo sviluppo di nuovi modelli di innovazione sociale. Tra i contro, trattandosi di soggetti privati, c’è il loro  decidere in autonomia regole e modalità di erogazione (bando, sportello, acconti, saldi, spese finanziabili….) e soprattutto non essere tenute a dare spiegazioni delle proprie scelte.

Reperire risorse dalla fondazioni costituisce quindi, non solo un elemento cardine per l’attività ordinaria e lo sviluppo delle imprese sociali, ma anche un’attività sfidante per fundraiser e project manager.

 

 



Lascia un commento